Nel business, il vantaggio di essere arrivati… ultimi

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Durante un recente viaggio di lavoro a Bucarest, sono stato positivamente colpito dai grandi sforzi che gli imprenditori rumeni hanno fatto negli ultimi anni per accelerare uno sviluppo economico che si pensava tutt’altro che semplice, anche a partire dai più rosei pronostici.

Ospite di una importante agenzia di vendita nel settore biomedicale, ho potuto apprezzare i loro nuovi uffici moderni, la cura nel logo, nella disposizione degli spazi degli uffici, la qualità del materiale informativo, dei gadget stessi, dei supporti pubblicitari.

Ho parlato di questo con i colleghi che lavorano in questa struttura nel settore di mia competenza, Catalina e Daniel, e ho cominciato a capire che spesso chi arriva ultimo può avere dei vantaggi.

Fino al 1989 la Romania viveva in un regime totalitario ove non era consentita alcuna iniziativa di tipo privato.

Dagli inizi degli anni Novanta, chi ha creduto maggiormente nell’economia di mercato, è stato in grado in pochi anni di creare strutture commerciali importanti, sapendo cogliere l’opportunità offerta dal mercato di una quasi totale inesistenza di realtà aziendali di tipo moderno.

Nel frastorno e nell’incertezza economica di quegli anni, quando molti già rimpiangevano il regime totalitario e il pane distribuito per tutti a pochi soldi, qualcuno si è rimboccato le maniche e ha saputo creare nuove aziende o nuove industrie.

Senza lamentarsi, senza rimpiangere il passato, ma lavorando assiduamente per recuperare un gap difficile da colmare, eppure qualcuno è riuscito in quella che poteva sembrare un’impresa impossibile.

Oggi la Romania è un paese che cresce velocemente, in certi comparti, e dove la vivacità dell’iniziativa di giovani imprenditori porta sempre nuove idee e nuove opportunità.

Positivamente colpito, ho pensato anch’io che dopo tutto, chi è arrivato per ultimo, ed ha saputo lavorare bene in anni difficili, in poco tempo ha saputo occupare sapientemente i nuovi spazi che il mercato libero dischiudeva. Forse, anche noi, in Italia, sull’esempio della Romania, dovremmo ogni tanto osare di più.

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