”Il sorriso di martedì”

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…é martedì, sto entrando con devozione in corridoio del reparto di Oncologia come in un santuario. In sostanza, quel reparto, anche se ha un nome medico, lo sento come un angolo divino dove l’aura è un silenzio e la preghiera è un grido. Sì, come entri, senti una connessione esistenziale fra i malati e Dio – monologhi taciti.

M’inoltro nel corridoio dell’undicesimo piano dell’ospedale Agostino Gemelli di Roma… entro quasi in punta di piedi, per non interrompere quel silenzio e il diritto di riflessione di ciascuno.

L’Oncologia non e solo il posto di sofferenza, è anche il luogo dove si riflette tantissimo… sulla vita, sul passato con le sue felicità, tristezze, esperienze, come una pellicola che va sviluppata piano, piano che adesso all’improvviso, sono come un cumulo dentro un’impastatrice dei pensieri.

No, io non sono lì per visitare qualcuno specialmente, sono lì per tutti, per Cristo che alloggia dentro di ciascuno di noi e per provare a comprendere la Sua sofferenza, per offrire la mia umile spalla con buona volontà. Per un attimo tendo a credere che la Risurrezione e la Luce divina partono proprio da lì dall’Oncologia e che non è un luogo di arrivo bensì di ripartenza.

Le camere sono solo a due posti con i letti da cui sorgono miracolosamente, dei sorrisi. Sì, dal primo momento che saluti e ti presenti, ognuno ti accoglie con dei sorrisi affettuosi e larghi. Molti di loro hanno familiari accanto. Lì, incontro persone di tutta l’Italia e dal mondo.

Giovani… Trovo tanti giovani, in sostanza, anziani quasi non ci sono lì. Entrando in una stanza mi ha preso “l’apnea” quando il mio sguardo ha incontrato occhi di due giovani, tra di loro compagni di camera, che avevano… la somma delle loro età, non arriva alla mia. Ma sorridevano talmente convinti che sarà ok e che tutto andrà per il verso giusto ed io… mi fido e condivido la loro gioia di vivere e la grossa speranza.

In quella stanza e come in guerra, dove i giovani affrontano tutto con coraggio e stoicismo, scherzano e addirittura incoraggiano me e non viceversa. Solo in un angolo, seduta, una mamma (di uno di loro), aveva lo sguardo a vuoto sul una parete, strappando con il mio arrivo anche a lei un sorriso… sorriso che una volta era libero e non forzato.

Proseguo la mia “passeggiata” in ogni stanza, lì come volontaria (in sostanza ancora tirocinante affiancata da Paola come tutor) sono disponibile a ogni esigenza, la nostra presenza è assolutamente per tutti, lì non ci sono delle nazionalità, etnie, religioni, colore della pelle o l’orientamento politico, lì, sono pezzi di vita, di storia, di vissuto.

Non sono delle semplici parole, questo si sente proprio, ma per me personalmente, sono le parole che suoneranno nelle mie orecchie per sempre accompagnati dalla voce di padre Carmelo, parole dette tantissime volte al mio primo “corso di formazione per i volontari per i malati”. Proseguiamo, e al letto numero ventiquattro trovo una nonnina, con uno sguardo che ti bacia proprio giacché tu entri sulla porta, Ornella.

Un tumore alla cavità boccale l’ha ridotta al silenzio totale… Il suo viso, anche se distorto, ha conservato la dolcezza e l’aspetto determinante che svela una positività, dinamismo e la simpatia di una vita, ma lei non si arrende, guai ad arrendersi! Parliamo solo noi e lei ci risponde scrivendo, in sostanza quello che ti sbalordisce istantaneamente è la parete al capo del letto con attaccata una moltitudine di pezzi di carta con dei messaggi rivolte ai tutti che vogliono vedere e sentire la sua voce.

Scherza e da consigli di vita perché ha alle spalle una lunga esperienza, la sua voce parla attraverso la scrittura. Non resisto e con il suo permesso immortalo fotografando quei messaggi di saggezza… ridiamo, “conversiamo”, adesso io e Paola essendo delle grande chiacchierone …per forza… Alcuni messaggi mi colpiscono in particolare e ve le dirò:

“Tre cose non si recuperano: una pietra dopo averla lanciata, una brutta parola dopo averla detta, un’opportunità dopo averla persa.”

“Pretende troppo da te stesso e sarai sempre insoddisfatto, pretendi troppo dagli altri e sarai sempre deluso.”

“Il passato ci tormenta, l’avvenire ci trattiene, il presente ci sfugge.”

“AVVISO ALLA MORTE… TANTO NON MUOIO NEANCHE SE M’AMMAZZI !!!”

“A me la morte quando mi vede da lontano… si gratta e cambia la strada!”

Sul comodino della sua sinistra ho notato un’immagine a matita, era il primo foglio da un quaderno di disegno… meraviglioso, Ornella ha anche questo dono – della pittura! Mi permetto di sfogliare il quaderno e trattengo le lacrime, su una pagina e un ritratto con la panoramica delle colline di fronte la finestra dalla sua stanzetta d’ospedale e mi scrive, che secondo lei, li è un’altra vita, forse anche il Paradiso.

Mi scrive che ha sempre dipinto e venduto i suoi disegni e il ricavato lo da in beneficenza – è il bumerang della sua vita. L’arrivo di una dottoressa ci interrompe, io abbracciando Ornella provvedo… ad altri prossimi.

È un martedì pieno di sorprese quasi ogni due stanze incontro un mio connazionale, un rumeno o una rumena, alcuni li riconosco perché tornano ogni mese per la chemioterapia. Ci sorridiamo, ci parliamo molto, loro raccontano, io ascolto e poi…vado via. A ciascuno lascerei una briciola del mio cuore per avere qualcosa o qualcuno “di casa”.

“Casa” per loro significa una carezza e una famiglia, adesso forse significa anche un altro tipo di bene… Famiglia… quella famiglia che ha dovuto lasciare e per la quale sono immigrati, non aspettandosi che avrebbero dovuto affrontare questa malattia – la prova della misericordia di Dio. Nessuno è disperato, anzi accettano la preghiera e la realtà che vive – la sorte.

Finito il servizio a Oncologia, scendo al settimo piano, dove c’è tanta sofferenza anche li, il reparto di ortopedia-traumatologica, forse qui riesco a rendermi più utile. Cercherò le persone appena operate o con il gesso, che per 10-20 giorni non c’è, la fanno a mangiare da soli. Questi sono i felici…

Un grande abbraccio a voi e anche a tutti.
I sofferenti. E visto che viviamo i tempi moderni: sù il pollice di ok perche con la fiducia in Dio tutto andrà alla grande!

scritto di ELENA AGAPI tirocinante A.Vo.G (Gemelli)

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